So bene che un'idea ignorata continua a bussare alla porta finché non le viene aperta. Come posso lavorare e riflettere sui sottili giochi di Calvino con tutto questo irritante trambusto? E per giunta so che quell'idea non è indesiderata, ma anzi l'accoglierei a braccia aperte. Non mi alzo dalla scrivania solo perché il mio studio deve procedere senza interruzioni. E lei continua a bussare: cnock cnock. Ad ogni tocco il mio animo si rammolisce e, ahimè; non bada più a quello che sta facendo. Comincia a fantasticare: chi può essere mai? é lui che con un mazzo di fiori è venuto a recarmi fiumi di parole?
Alla fine mi decido: ormai vesto l'aspettativa sui miei occhi, come lenti a contatto ben appiccicate sulla pupilla.
Apro la porta e chi trovo ad aspettarmi?
Mancanza.
Zittita dal nulla, ritorno alla scrivania. So che ritornerò a quella porta finché non troverò più la Mancanza ad aspettarmi.
Questa è la magia delle silenziose parole scritte: senza il bisogno di essere pronunciate portano alla luce i pensieri più intimi e remoti e li trasmettono appieno anche al più improbabile lettore. Non so dove questo semplice blog le potrà portare..a qualche amico, forse a qualche curioso. Spero di non annoiare chi le leggerà: parleranno di riflessioni che altrimenti resterebbero inespresse, per poi svanire nel nulla.
sabato 15 novembre 2014
lunedì 3 novembre 2014
Note incantate
Ascolto, da lontano, le dita che scorrono veloci su un pianoforte. La melodia delicata permea l'aria senza disturbarla, ci rende partecipi della sua magia. Questo suono mi distrae, mi attrae: immagino una ragazza seduta davanti a quel pianoforte che ho visto, nella stanza affrescata.
Lei, nella solitudine, crea indisturbata. Le note la travolgono, nel cuore di questa rosa che sboccia, mentre noi ne percepiamo il profumo - i petali ci sfiorano appena. Ciò che giunge in questa stanza è armonia e sentimento.
E allora mi rivolgo a questi muri candidi perché mi dicano da dove il suono incantato provenga. Non mi sanno rispondere: proviene da ogni luogo e da nessuno.
Ciò che sento è il dono gratuito dell'arte.
Lei, nella solitudine, crea indisturbata. Le note la travolgono, nel cuore di questa rosa che sboccia, mentre noi ne percepiamo il profumo - i petali ci sfiorano appena. Ciò che giunge in questa stanza è armonia e sentimento.
E allora mi rivolgo a questi muri candidi perché mi dicano da dove il suono incantato provenga. Non mi sanno rispondere: proviene da ogni luogo e da nessuno.
Ciò che sento è il dono gratuito dell'arte.
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Ubicazione:
Bologna, Italia
Riflessioni a Bologna
Quando Plauto sbuca nelle vie di questa città
È l’uomo ciò di cui voglio parlare. Ora lasciate che la mia
fantasia riempia lo spazio e si espanda nelle vie di questa città ancora
sconosciuta.
Ciò che vedo è l’uomo nella sua multiforme concretezza.
Le strade sono un mosaico di viandanti singolari: ognuno
intento ad esprimere ciò che lui è.
Un signorotto sul far della vita gozzoviglia per i
marciapiedi in sella alla sua bici. Si spinge con uno slancio del piede e,
noncurante del tempo che passa, percorre
le strade con il naso all’insù, lascia qualche occhiata curiosa alle vetrate
dei negozi e finalmente si ferma pigramente davanti alla bancarella della
frutta, forse attratto – come del resto han fatto tanti artisti prima di lui –
dal fascino esotico di banane esposte. Un artista dallo stile singolare, forse?
O un semplice viandante spensierato bisognoso di frutta? Permettete alla
fantasia di viaggiare, vi prego, e di ricercare tra queste vie le espressioni
più varie dell’umano.
Ognuno va a spasso con la sua caratterizzazione, mi pare –
vedo il signor Plauto che sogghigna divertito dietro ad una colonna di questo
suo teatro. Ammira le maschere che ha messo in scena con tanta precisione:
l’avvocato saccente, il nonno pensionato, il ragazzino curioso, il ribelle
esasperato… tutti sono lì sul suo sipario: nessuno ha risparmiato.
<< Ma mi dica un po’, signor Plauto – lo avvicino di
sorpresa e scantono nella gran folla – a che pro radunare tutta questa gente
così variopinta? >>. E lui mi guardò con fare divertito. Con un gesto
teatrale del braccio si allargò ad indicare ogni singolo attore: << Vedi,
osserva. Trovami l’Uomo nella moltitudine e quella sarà la risposta. >>
Al che non trattenne più il riso e scoppiò nel suo clamore
divertito piegandosi in due, rotolando su se stesso. Poi scomparve in mezzo
agli attori, completando così l’opera sua.
Mai ci fu trovata più originale e ironica per parlare
dell’uomo, di ciò che l’uomo sia.
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Bologna, Italia
lunedì 22 settembre 2014
Qando la magia si cristallizza in opere d'arte: Annalù Boretto
http://www.annaluboeretto.com<<Nelle mie composizioni esiste una “Reverie” che definisco pero’ un deja vu analitico che vuole trattenere il sogno: un non-luogo che crea cattedrali d’acqua, il non-Oceano di sottovesti meduse, esoteriche spirali di farfalle che si sgretolano in metamorfosi, un limbo che genera libri di ghiaccio e giochi d’infanzia sotto l’egida dei 4 elementi naturali.>>
Annalù Boeretto è un'artista contemporanea che ho incontrato per caso. O meglio, l'ho incontrata nelle sue opere esposte in una galleria d'arte a San Gimignano e non esagero se dico che mi ha stregata. Ogni sua scultura, realizzata in vetroresina e con altri materiali delicati, sembra parli di un mondo che non ha né spazio né tempo, un non-luogo che giace sospeso e si nutre di sogni.
Forme nascono dall'acqua che, ancora informe, le abbraccia; farfalle leggere si raggruppano in vortici di vita e colore; libri acquatici raccontano di elementi che si combinano tra loro, sulle loro pagine.Sembra che l'abilità tecnica dia piena espressione alla sensibilità dell'artista, creando opere che raggiungono un impatto fortissimo e coinvolgente con lo spettatore - il tutto nella più pacata delicatezza.
Tuttavia l'arte di Annalù non è racchiusa solo nella tecnica particolarissima che è sintesi di pittura e scultura, ma anche nella complessa genesi delle sue opere: sogno, riflessione, sensibilità si intrecciano alla materia, cristallizzando nelle sue sculture attimi fugaci. Così Annalù immortala il momento in cui sogni inconsistenti si creano.Mi risulta difficile descrivere a parole il mondo di emozioni pacate che mi travolge ogni volta che osservo una sua opera: forse è semplicemente qualcosa di unico e indescrivibile. Perciò vi invito a gustare in prima persona l'arte di questa artista contemporanea, sul suo sito http://www.annaluboeretto.com o alle gallerie in cui le sue opere sono esposte:
- galleria Forni (Bologna) www.galleriaforni.com
- galleria Gagliardi (San Gimignano) www.galleriagagliardi.com
domenica 14 settembre 2014
Perché "Zelig" di Woody Allen è così attuale
Siamo negli anni Venti, immersi in un'America pazza e prosperosa. Ci troviamo nel bel mezzo di quella società di massa che sta nascendo negli anni del boom economico: mode e tendenze la travolgono in un clima di euforia mai visto prima, il jazz impazza nei locali, la radio e il cinema esaltano la modernità e il progresso che stava avanzando. Tutti, ma proprio tutti, sono inebriati da queste novità.
Proprio in tale clima si inserisce l'opera cinematografica di Woody Allen che, attraverso il proprio protagonista, analizza aspetti positivi e negativi della società di massa alle sue origini. Il signor Zelig è un uomo che misteriosamente cambia aspetto, conoscenze e modo di fare a seconda della persona che ha di fianco. Si convince di essere ebreo se si trova accanto a ebrei, gli cresce la pancia accanto a un obeso, parla francese perfetto se si trova faccia a faccia con un francese e così via. Il prodigioso Zelig viene subito presentato su tutte le prime pagine dei giornali e l'America impazza seguendo le sue mutazioni. Diventa un vero e proprio fenomeno da baraccone dapprima amato e poi odiato dall'opinione pubblica.
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| Scena tratta dal film "Zelig" Regia di Woody Allen (1983) |
La vera abilità del regista sta non tanto nel rappresentare alla perfezione le reazione della società di massa davanti a Zelig, ma nel far comprendere agli spettatori che Zelig stesso rappresenta la società. Zelig è infatti l'esasperazione di un particolare atteggiamento che gli uomini in questi anni stanno cominciando ad assumere: ognuno cambia il proprio modo di fare a seconda del contesto in cui si trova, per sentirsi parte del gruppo da cui è circondato. Proprio come dice Zelig, al giorno d'oggi "o sei un robot, o sei un camaleonte". Ci vuole coraggio, forse troppo coraggio per essere sempre se stessi in questa nuova società. Solo pochi affermano la propria opinione a testa alta.
E a ben guardarci anche oggi, dopo ottant'anni, tutto questo è ancora terribilmente attuale.
domenica 3 agosto 2014
I senzatetto
Vidi lungo la strada scheletri di anime color del
cemento. Con uno sguardo raccontavano la storia che non conoscevo: intensa come
un fulmine a ciel sereno mi arrivó al petto, gelandomi il cuore.
Inesistenti, vivevano; nessuno li vedeva: erano corpi svuotati dal peso
del denaro, resi trasparenti agli occhi del popolo. Carcasse grigie, spente, ma
ancora con un cuore che imperterrito batteva. Avrebbe continuato a battere
finché una raffinata e costosa suola di cuoio, ubriaca, non l'avesse calpestato
a terra per gioco; avrebbe battuto i suoi rintocchi vitali finché una notte
gelida non l'avesse compunto di dolore. Cavalieri di un esercito inesistente,
con la dignità come arma lottano per strappare la propria vita da quel
marciapiede, quando ogni cosa dice loro che senza denaro non sono altro che
ornamenti indigesti della città.martedì 17 giugno 2014
A spasso con Marcovaldo
Vieni caro Marcovaldo, seguimi nella natura. Tutto questo ti sembra una
meraviglia, vero? Tu hai vissuto nella città, in quella Milano dominata dal
progresso e da uomini affrettati. Hai scovato la natura nei funghi velenosi di un’aiuola,
una piccola isola verde dispersa nel grigio dell’asfalto; hai provato a sognare
su un rumoroso tram, e ne hai pagato le conseguenze. Non c’è posto, in una
città, per un tipo come te: in ogni tuo tentativo di alzare lo sguardo sopra ai
palazzi inseguendo il volo di un uccello o di chinarti giù giù per osservare
nel dettaglio i più piccoli e teneri fili d’erba sei inciampato nel ridicolo.
Chissà, forse la gente che ti incrociava ti credeva pazzo o semplicemente un
po’ maldestro.
Chiudi gli occhi e sfiora il tronco di questo albero. Senti la sua superficie
liscia, ma allo stesso tempo così vissuta? È un vecchio platano che paziente fa
da guardia agli animali che in lui trovano riparo. Lo percorrono colonne di
formichine affrettate che salgono e scendono e scantonano per le sue fronde: tutto
il giorno faticano senza mai concedersi una pausa per provvedere a quel misero
mucchietto di terra tra le radici. Fermo, non pestarlo! Un tuo gesto maldestro
e tutto il loro duro lavoro è reso vano. Piuttosto fermati un momento e prova
ad annusare quest’aria: stai ben attento a quello che respiri. Senti quanti
piccoli odori s’insinuano nelle narici? Sono tutti così delicati: il profumo
degli alberi, della terra, di qualche rosa sbocciata al sole di maggio.. questa
è quella che i cittadini chiamano “l’aria buona”.
Allora, stai capendo che cos’è la natura? Mi sembri un po’ perplesso:
dici che ti sembra di capire ma allo stesso tempo di non comprendere nulla. Hai
percepito tante cose in questa gita fuori città, ma continui a lasciarti
sfuggire dalle mani il loro senso più profondo. Questa natura genuina – ben
diversa da quella cittadina – non ti sembra poi troppo differente, in fondo: le
formiche, che camminino sul muro di un condominio o sul tronco di un platano
verdeggiante, rimangono sempre piccoli animaletti affrettati. Ti accorgi di non
riuscire ad ascoltare davvero la natura. Forse ti aspettavi di trovare il
paesaggio ridente che hai sempre immaginato invece che squadre organizzate di
insetti e aria priva di odore.
Ecco, mio cittadino, vedo che hai capito: sei un ingenuo sognatore accanito.
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